Tutti gli articoli di Tina Iannella

Difficoltà semantico- pragmatiche del linguaggio

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I bambini possono avere delle difficoltà in queste aree per varie ragioni:

  1. Un bambino con una menomazione uditiva può trovare difficile sviluppare il suo vocabolario con la stessa rapidità di un bambino che ci sente bene. Può non essere in grado di ricavare le stesse cose dalle situazioni quotidiane rispetto agli altri bambini. Un bambino con carenze uditive può anche trovare difficile seguire e intervenire in una conversazione.
  2.  Può succedere che i bambini con difficoltà nell’articolazione o nell’eloquio usino parole scorrette o scelgano di usare solo parole che sono certi di saper articolare. Possono anche rendersi conto che spesso non vengono compresi e quindi magari evitare di parlare con gli altri. Possono perciò avere delle reali difficoltà quando provano a conversare.
  3. I bambini con problemi di comprensione del linguaggio verbale possono avere un ritardo nelle abilità di vocabolario (e grammaticali), per cui è possibile che trovino difficile conversare con gli adulti e con i coetanei.
  4.  I bambini con un disturbo espressivo del linguaggio (che possono aver difficoltà a costruire una frase o a ricordare le parole) avranno probabilmente dei problemi a trovare le parole adeguate per il loro discorso e a seguire le normali regole di conversazione.

Il bambino: la pragmatica

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La pragmatica è lo studio di come il linguaggio (verbale e non verbale) viene usato per interagire con gli altri nelle situazioni sociali. La comunicazione non si fonda unicamente sulle parole.

I lattanti cominciano a comunicare molto presto: imparano subito che piangere può attirare l’attenzione di quelli che si prendono cura di loro. Essi intrattengono anche delle «conversazioni» con le altre persone usando il contatto visivo, facendo versetti e balbettii in sequenza, rispettando i turni per «parlare».

Più l’eloquio si evolve, più i bambini sviluppano queste abilità di comunicazione e usano le parole in una varietà di modi, per esempio, per fare domande, dare istruzioni o descrivere. Ai primi stadi del linguaggio il bambino può dare vari significati a una parola utilizzando una serie di modelli di intonazione: per esempio, «macchinina?» («È una macchinina?») o «macchinina!» («Voglio una macchinina!»). Gradualmente i bambini sviluppano e affinano la loro capacità di prendere parte alla conversazione e di usare un linguaggio adatto ai differenti contesti. I bambini che stanno ancora sviluppando queste abilità possono gridare, con effetti imbarazzanti: «Mamma, guarda quella signora che brutto cappello che ha!»; a poco a poco, comprendendo i pensieri e i sentimenti altrui e grazie a una naturale prontezza a mettersi in relazione con gli altri, sviluppano però abilità pragmatiche più adeguate.

Il bambino: la semantica

semantic-web-300x265La semantica è lo studio delle parole e del loro significato. I bambini cambiano e scelgono il significato delle parole man mano che creano i concetti del mondo che li circonda.

Un bambino piccolo può imparare che il suo gatto si chiama «Pallino» e quindi chiamare tutti gli animali piccoli «Pallini». Tuttavia, a mano a mano che il bambino sperimenta altre situazioni e ne parla, comincia a capire come, per esempio, un «Pallino» sia diverso da un coniglio e può cominciare a capire e a usare anche la parola «gatto». In questa fase un bambino ha già qualche idea su ciò che lo circonda e conosce il concetto di «animale». Non direbbe mai «camion» a un coniglio, ad esempio.

A mano a mano che comprende le classificazioni e le relazioni tra gli oggetti, il bambino sceglie le parole sulla base delle sue conoscenze. Per esempio, quando il bambino capisce il concetto di posizione, cominciano a svilupparsi parole come «su» e «dietro» e quando il bambino si rende conto di come variano e vengono classificate le diverse azioni, comincia a inserire i verbi nel suo discorso. Lo sviluppo semantico quindi si fonda sulla capacità del bambino di ragionare, capire e formarsi dei concetti sul mondo che lo circonda.