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IMMAGINE DEL CORPO, SCHEMA CORPOREO E TERAPIA PSICOMOTORIA

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L’immagine del corpo rappresenta una forma di equilibrio verso cui tendono le funzioni psicomotorie che evolvono verso la loro maturità. Non è una funzione ma un insieme funzionale in cui si rende necessario favorire lo sviluppo nell’educazione ed il ripristino nella rieducazione.
Questa immagine non è precostituita: essa è una “struttura strutturata”. E’ mediante i mutui rapporti dell’organismo con l’ambiente che si organizza l’immagine del corpo, come nucleo centrale della personalità. L’attività motoria e senso motoria, grazie alla quale l’individuo esplora e manipola l’ambiente, ha un ruolo fondamentale nella sua genesi. E’ un concetto che racchiude quella possibilità, del nostro corpo, di costruire in ogni istante un modello posturale, che ha un ruolo essenziale nel mantenimento della regolazione posturale(posizione del corpo). Tale modello non è un dato statico, ma sostiene attivamente tutti i gesti che vengono compiuti dal nostro corpo su se stesso e sugli oggetti. Nel lavoro di organizzazione del modello posturale la vita affettiva gioca un ruolo essenziale poiché, sotto l’influenza delle emozioni, il valore relativo delle diverse posture del corpo tra loro e la loro differenziazione evolverà verso le tendenze libidiche.
L’immagine del corpo non rappresenta una funzione unitaria, ma si costruisce seguendo le tappe dello sviluppo per raggiungere ad ogni livello di organizzazione della personalità un’unità provvisoria che deve ricostruirsi ad ogni nuova tappa.
L’immagine del corpo è un concetto utile sul piano teorico per capire meglio l’unità di sviluppo psicomotorio attraverso la diversità delle sue diverse tappe.
L’evoluzione delle funzioni cognitive, farà evolvere questa immagine del corpo cha da semplice riproduttrice diventerà anticipatrice. Al bambino diverrà possibile non solo modificare la sua motricità alle condizioni attuali del suo spazio di vita, ma anche trasformare le sue azioni in pensieri, ed allora programmarla secondo i modelli più significativi.
Non si può parlare veramente di immagine del corpo fino a quando il corpo non è unificato, individualizzato e quindi acquisito verso la fine dello stadio del “Corpo vissuto”. Nei primi mesi di vita assistiamo ad una vera simbiosi tra il bambino e la madre la quale diviene , con la sua presenza, un’ottima intermediaria a tutte le esperienze emozionali del proprio bambino. Fino all’8° mese il bambino ha una conoscenza vissuta ed acquisita solo attraverso il dialogo tonico. Quando l’esperienza vissuta dal bambino gli permette di associare il piacere alla presenza materna, la sua assenza provocherà una frustrazione che spiega l’angoscia dell’8° mese.
Lo stadio del “Corpo percepito” corrisponde all’organizzazione dello “Schema corporeo”. Questo concetto descrive un’attività percettiva il cui sviluppo dipende dalla maturità della funzione d’interiorizzazione. Dal 15°mese ai 3 anni, gli interessi del bambino gravitano attorno al mondo esterno. L’attività di esplorazione ne è l’espressione. Questa prima stabilizzazione affettivo-sensoriale-motoria rappresenta il trampolino di lancio per la strutturazione spazio–temporale. Le prassie hanno bisogno di affinarsi e perfezionarsi e serviranno da supporto alle attività intenzionali nelle quali prenderà spazio la rappresentazione mentale. La possibilità di affermare la sua personalità passa attraverso lo sviluppo delle funzioni gnosiche.
La terapia psicomotoria sarà un buon supporto privilegiato per passare da un apprendimento sincretico delle informazioni ad un’organizzazione di queste informazioni che si basano sull’analisi e sintesi dei dati sensori. L’emergere della funzione d’interiorizzazione, insieme al riconoscimento del proprio io, gli permetteranno di spostare l’attenzione sul corpo che lo condurrà alla strutturazione dello schema corporeo, periodo importante nell’evoluzione di un’immagine che servirà per l’inserimento nella realtà.
L’immagine visiva del corpo, insieme con le sensazioni cinestetiche,tattili profonde, servirà da riferimento per situare ed organizzare gli elementi nello spazio.
Lo stadio del “Corpo rappresentato” , che si presenta con l’inizio della scuola elementare, deve consentire al bambino di disporre di un’immagine del “Corpo operatorio”, a partire dalla quale potrà esercitare la sua disponibilità sia sul mondo esterno, sia sulla propria motricità.
A sei anni, la rappresentazione mentale del corpo ne fa un oggetto dello spazio che darà il supporto per la decentrazione. Ma questa immagine verbalizzata ed orientata è una semplice immagine riproduttrice dovuta alla stretta associazione tra i dati visivi e cinestetici. L’evoluzione del disegno dell’omino traduce fedelmente l’evoluzione di quest’immagine che si esprime con il passaggio progressivo dal gioco simbolico al gioco delle regole.

L’ Intervento Psicomotorio

La terapia psicomotoria rappresenta una formazione di base indispensabile a qualsiasi bambino, sia esso normale che diversamente abile. Ha come scopo quello di favorire la genesi dell’immagine del corpo, nucleo centrale della personalità e si applica durante tutto il periodo di maturazione dello schema corporeo , cioè fino alla pubertà. Partendo dal bagaglio genetico, l’evoluzione del soggetto si compie a partire dal processo di maturazione il cui dinamismo è programmato. Questa programmazione è modulata dal processo di adattamento che deriva dall’equilibrio tra assimilazione(ciò che l’organismo attinge dall’ambiente) ed adattamento( la risposta attiva dell’organismo durante la situazione). L’adattamento è da intendersi come adeguamento dell’organismo all’ambiente ed è condizionato dall’equilibrio tra assimilazione, in cui l’organismo incorpora l’ambiente nelle strutture che già possiede, ed accomodamento, in cui esso si modifica adattandosi alla realtà esterna, oppure considerarlo anche come l’assestamento della risposta motoria alle sollecitazioni dell’ambiente.
Entrambe rappresentano un processo complementare e non divisibile. I nuovi dati dell’esperienza, incorporati in schemi già posseduti,la modificano adattandola a nuovi aspetti della realtà.
Lo sviluppo cognitivo altro non è che l’equilibrio tra assimilazione, il vecchio, ed accomodamento, il nuovo. Equilibrio raggiunto molto bene nei soggetti sani, non nei malati , anche se ciò non significa che persino in situazioni patologiche il soggetto non possa trovare un equilibrio adattivo.
Durante lo sviluppo psicomotorio è grazie al rapporto con gli altri che l’essere umano scopre se stesso e che la personalità si costruisce poco a poco. Ma se la qualità della relazione umana incide indirettamente sull’evoluzione funzionale, è vero anche il contrario cioè, che l’esperienza altrui e la possibilità di stabilire degli scambi sono legati allo sviluppo funzionale. Nel campo psicomotorio, la funzione di adattamento e le funzioni gnosiche potrebbero influenzare l’intervento psicomotorio(le funzioni gnosiche riguardano gli aspetti consci dell’informazione ed esigono l’intervento degli analizzatori corticali).
La funzione di adattamento è all’origine della spontaneità nella risposta motoria. Il suo deficit comporta una forma di comportamento stereotipato che racchiude il soggetto in automatismi rigidi e difficilmente modificabili. Al contrario, la sua ampiezza traduce una plasticità delle strutture nervose.
La funzione di adattamento necessita delle informazioni ai diversi livelli di organizzazione del sistema nervoso centrale.La percezione rappresenta l’aspetto conscio dell’informazione ed esige una sintesi mentale a partire dall’attività degli analizzatori corticali specifici.
Il lavoro percettivo svolge un ruolo assai importante in educazione e rieducazione psicomotoria. Le funzioni gnosiche sono importanti sia per i dati in rapporto con l’ambiente, sia per quelli in rapporto con il proprio corpo. L’attenzione diretta sul proprio corpo permette la presa di coscienza d’informazioni di origine propriocettiva e mette in gioco la funzione d’interiorizzazione.
Il movimento umano è organizzato in funzione di uno scopo che gli conferisce la propria unità. Ma il corpo umano è un insieme di segmenti articolati, anche se non si sposta in blocco, Quando il soggetto dinanzi ad un problema deve accomodare la sua risposta motoria, l’unità, la globalità del movimento sono necessariamente rispettate, mentre l’organizzazione del tempo delle diverse sequenze del movimento ne assicurerà l’armonia e la coerenza. Al contrario, un difetto di strutturazione temporale ne farà un insieme privo di originalità.
Nella prospettiva psicomotoria l’intervento( psicomotorio), consiste nel mettere le strutture corticali in grado di avere un ruolo effettivo nella programmazione della risposta motoria. Per accedere alla globale disponibilità del corpo, la concordanza dei campi percettivi, cinestetici, visivi e sonori è assai importante.
Questa possibilità offre al soggetto umano di accedere alla vera padronanza dei suoi movimenti, condizione necessaria per l’autonomia e l’equilibrio della persona.
Anche in questo caso, l’intervento psicomotorio rappresenta, pur non essendo l’assoluta panacea , un ottimo approccio al corpo del bambino, proprio perché utilizza la mediazione del corpo e del movimento. Il bambino in terapia psicomotoria scopre un corpo che si muove, che agisce, che esprime ansie e desideri. Egli può manifestare l’ansia, l’insicurezza con il rifiuto, l’aggressività, la passività.
La terapia psicomotoria non è l’imposizione di una successione di esercizi, come molti ancora continuano a credere!, ma la capacità di mettere il bambino in situazioni di fare esperienze dirette, di esplorare, di verificare, di conoscere le proprie capacità e di superare, secondo i propri limiti, le difficoltà.
Durante le sedute deve emergere non soltanto l’aspetto ludico, la seduzione del bambino nei confronti del terapeuta, ma anche una situazione di apprendimento e di verifica.
Un progetto terapeutico deve essere preparato in funzione dei problemi, dei bisogni del bambino e tener presente anche delle difficoltà che il bambino deve superare, non solo in funzione di una metodica per quanto valida possa essere. De Aijuriaguerra, nel suo manuale di psichiatria del bambino, afferma: “Il sintomo indica che c’è la malattia, ma che è una manifestazione che nasconde una disorganizzazione globale e spesso molto vasta”.
La fattibilità del progetto dipende non soltanto dalle conoscenze del bambino, ma dalla capacità del terapeuta di rapportarsi con lui, di adeguarsi al suo ritmo ed interagire tra momenti educativi e didattici, che sono comunque e sempre terapeutici. Ciò che emerge in terapia psicomotoria è il “vissuto” del bambino che “vive”, in maniera diretta, le sue esperienze e non per apprendere delle nozioni!

LA PSICOMOTRICITA’ ED IL CORPO

La psicomotricità con i bambini si svolge non solo in ambito terapeutico riabilitativo, ma anche in quello educativo pedagogico, riflettendo sulle sue diverse possibilità di applicazioni. Essa rappresenta un valido supporto alle insegnanti le quali, spesso, hanno solamente qualche lettura sull’argomento. Alcuni adottano un approccio che riduce questa disciplina ad una “didattica” con cui insegnare, seppur in maniera nuova, a leggere, a scrivere e a far di conto, perdendo di vista la globalità del bambino. Ma non dimentichiamo che esistono altri obiettivi: quello cognitivo dell’apprendimento, il livello evolutivo, il temperamento e l’organizzazione delle funzioni neuropsichiche, processi dinamici che interagiscono con lo sviluppo del bambino. la visione globale dell’individuo, propria della psicomotricità, non comporta pertanto una genericità dell’intervento; al contrario, richiede la capacità di rivolgere l’attenzione ai diversi fattori che sono alla base di una determinataazione, anche se settoriale. Il salto a piè pari ne è un esempio, in quanto è un’azione che sintetizza, in modo immediato e fugace, tutte le componenti che caratterizzano quell’individuo: il suo livello evolutivo, la sua abilità in questo settore, le sue capacità cognitive di progettazione e controllo crescente dell’azione progettata, l’impatto emotivo con questa azione e quindi il suo stile psicomotorio. E’ un percorso di ricerca e di esperienza che ha come finalità l’acquisizione di una competenza nella relazione d’aiuto. Forma all’acquisizione di una capacità di “ascolto del sè”: dalla percezione delle minime modificazioni somatiche alla comprensione del proprio coinvolgimento emozionale; alla £presa di coscienza” delle proprie emozioni e del proprio agire in rapporto allo spazio, agli oggetti, agli altri. Forma all’ascolto dell’altro, cioè alla capacità di decentrarsi e di comprendere il senso della sua espressività motoria; al rapporto con l’altro, all’adattamento tonico-emozionale nei confronti dell’altro. Si sviluppano situazioni di vissuto relative a:

  •  il piacere sensomotorio: liberare le tensioni tramite il piacere di muoversi, giocare, investendo lo spazio, gli oggetti, e gli altri;
  • l’appropriazione sensomotoria in situazioni di tipo globale o di crescita specifica, nel movimento e nell’immobilità;
  • la ricerca del proprio tono;
  • la ricerca sulla relazione movimento-suono-voce;
  • l’aggiustamento tonico dell’altro, dalal sintonia alla fusionalità, all’empatia.