Consigli in….. pillole!

speech-bubble-icon-psd

Come stimolare il bambino

  • Avvalorate il piacere di comunicare durante le attività quotidiane quali, vestirsi, mangiare, lavarsi, prepararsi per andare a nanna…
  • Sfruttate i diversi contesti, che si creano durante la giornata, per descrivere e raccontare ciò che vi circonda: una passeggiata al parco, andare a fare la spesa, preparare la torta…
  • Proponete canzoncine e filastrocche abbinandovi gesti e mimica che diano significato alle parole…
  • Proponete libri figurati da commentare con lui…
  • Parlate delle esperienze vissute…

 

Indicatori predittivi del linguaggioLinguaggio_neonato

E’ indispensabile prestare attenzione ad alcuni rilevatori dello sviluppo del linguaggio, il cui intento è quello di fornire una guida capace di seguire in modo attento le fasi di sviluppo del bambino.

Cosa è importante osservare?

  • intenzionalità della comunicazione, espressa dai gesti tra i 9-10 mesi;
  • esplosione del vocabolario recettivo tra i 10 e i 12 mesi;
  • esplosione del vocabolario espressivo tra i 16 e i 20 mesi;
  • gesti volitivi e dichiarativi: di volontà i primi, di richiesta, di attenzione e condivisione i secondi;
  • triangolazione dello sguardo;
  • gioco simbolico: gioco del “Far finta”.

       

     Bambini con sindrome di Down

 Cosa fa il bambino Down?

  • ripete intere parole, o parti di esse, mentre prosegue la frase;
  • fa lunghe pause quando ancora non ha elaborato cosa dire dopo;
  • interrompe la frase, spesso prosegue con due o tre parole accelerate e poco comprensibili;
  • incontra difficoltà nella programmazione di un discorso;
  • può avere un improvviso blocco del discorso;
  • si sforza per trovare la parola con il suono giusto; 
  • conduce l’eloquio con smorfie, scatti e tensione;
  • prova frustrazione e disagio nel notare che ciò che dice non viene compreso dall’altro. 

Cosa possiamo fare noi adulti?

  • evitare di dire al suo posto quello che noi abbiamo immaginato di dire;
  • è veramente importante tenere un ritmo rallentato;
  • parlare con il bambino accompagnando il discorso con gesti espressivi del volto e delle mani;
  • incoraggiarlo e ascoltarlo per ciò che dice e come lo dice;
  • quando il discorso non è comprensibile, non criticarlo mai!;
  • per contenere la frustrazione del non essere capito, si può provare a riformulare ciò che non è chiaro.

 

Cosa fare per…. un bambino problematico

Problematici sono quegli alunni che rischiano di essere stigmatizzati da una cattiva nomea e che sovente cadono sotto l’effetto “D”, poiché vengono presentati con aggettivi che iniziano tutti con questa lettera: Demotivati, Difficili, Disturbanti, Devianti, Disadattati, Disobbedienti, Disimpegnati, Disordinati, Disattenti, Disorganizzati, Disonesti, Dispotici, Disturbati, Diseducati, Distruttivi, Disperati. 

In questi alunni, che portano sulle loro spalle tutte le esperienze negative che ogni giorno vivono nei propri ambienti socio- familiari, deve emergere il: bisogno di sicurezza,cioè le proposte educative non devono essere percepite  come minacciose; bisogno di competenza, l’alunno deve sentirsi motivato ad impegnarsi nelle attività e negli apprendimenti; bisogno di successo, perché incida positivamente sulla persona. Gli alunni devono sentirsi capaci,validi, in grado di ottenere risultati lusinghieri; bisogno di autodeterminazione, affinché  il ragazzo si senta protagonista delle proprie decisioni piuttosto che eseguire/subire le decisioni altrui; bisogno di appartenenza, chiave della motivazione all’impegno e al benessere.

  COSA NON FARE

– appellarsi a delle regole del tipo: “Quando parlo io, gli altri devono stare zitti”;

– ricordare cose passate: “Ti ho già detto tante volte di non dimenticare di fare i compiti a casa”;

– dare ordini e proibizioni: “Smetti di parlare!”, “Finiscila di giocare con la matita”;

– fare domande del tipo: “Cosa succede là in fondo?”;

– minacciare: “ Fà i compiti, altrimenti devi restare dopo la scuola”;

– squalificare: “ Così si comporta solo uno come te!”;

– rimproverare: “ Mi stai stancando col farti richiamare tante volte! Non vedi che disturbi gli altri?”;

– istruire: “Esigo che nella classe si parli soltanto uno per volta”;

– usare sarcasmo e ironia: “ Non ti è difficile parlare con il tuo compagno, eh?”;

– fare domande del tipo: “ State ancora parlando mentre gli altri già lavorano in silenzio”.

Stili e strategie di insegnamento per gli alunni con DSA

Che cosa potrebbe fare un insegnante quando deve aiutare un alunno, con diagnosi di DSA, a vivere meglio la vita scolastica, senza fargli provare malessere?

–       Usare le parole in maniera prevalente e fare riferimenti al testo scritto affinché possa ricordare.

Questa strategia si riferisce ad uno stile d’insegnamento di tipo VERBALE, in cui prevale il codice linguistico .

–       Utilizzare le immagini, le mappe concettuali, gli schemi, la lavagna, i cartelloni e tutti quegli aspetti iconici presenti nel testo per ricordare, come se fosse una fotografia.

Questa strategia si riferisce ad uno stile d’insegnamento di tipo VISUALE. L’attenzione, in tal caso, si rivolge alle caratteristiche visuo – spaziali del concetto.

–       Definire, subito dopo aver focalizzato l’argomento, la macrostruttura.

In tal caso, lo stile d’insegnamento è di tipo GLOBALE, il cui obiettivo è di focalizzare l’attenzione sull’aspetto generale dell’argomento.

–       Seguire in maniera dettagliata la scaletta degli argomenti, elencandoli con cura.

Questa strategia si riferisce ad uno stile d’insegnamento di tipo SISTEMATICO, con un’analisi delle diverse variabili.

–       Seguire, per linee generali, la scaletta degli argomenti che può essere modificata sulla base dei rimandi degli alunni.

Lo stile d’insegnamento utilizzato in questo caso è di tipo INTUITIVO, con un occhio rivolto alla formulazione di un’ipotesi per confermarla.

–       Con lo stile d’insegnamento di tipo VERBALE l’alunno sfrutta le spiegazioni orali attraverso il canale uditivo, senza metterlo in difficoltà dai riferimenti del testo scritto.

–       Con lo stile d’insegnamento di tipo VISUALE l’alunno impiega tutti gli elementi iconici forniti dall’insegnante mediante il canale visivo- non verbale.

–       Con lo stile d’insegnamento di tipo GLOBALE, i ragazzi attivano e collegano le conoscenze precedenti per entrare nel contenuto con maggior efficacia.

–       Con lo stile d’insegnamento di tipo SISTEMATICO si aiuta l’alunno quando si trova degli argomenti complessi che richiedono una chiara distinzione delle diverse tappe che compongono il compito.

–       Con lo stile d’insegnamento di tipo INTUITIVO si abitua l’alunno al ragionamento intuitivo e s’insegna a sviluppare inferenze sugli argomenti da trattare.

In caso di difficoltà sono utili gli strumenti compensativi (didattici e tecnologici) che sostituiscono oppure facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria.

Fra quelli più in uso vi ricordiamo:

–      il computer con la sintesi vocale, che ha la brillante capacità di trasformare la lettura in un compito di ascolto, e libri di testo in formato pdf;

–      il registratore, che permette all’alunno di non scrivere gli appunti durante la lezione;

–      i programmi di video scrittura con correttore ortografico, che consente la produzione  di testi corretti sufficientemente senza l’affaticamento della rilettura e della correzione contestuale degli errori;

–      la calcolatrice, che facilita l’alunno durante le operazioni di calcolo;

–       mappe concettuali, tabelle, formulari, ecc.

Un alunno con DSA spesso presenta problemi del tipo:

–       riconoscere destra e sinistra;

–       memorizzare e recuperare delle sequenze (giorni della settimana, mesi dell’anno, stagioni, alfabeto);

–       dire l’ora e leggere l’orologio analogico;

–       memorizzare termini specifici, date, e memoria a breve termine;

–       orientarsi nello spazio e nel tempo;

–       capacità fini- motorie e grosso- motorie.

Pertanto, bisogna valorizzare le potenzialità di questi alunni e aiutarli insegnando loro con l’aiuto di post-it, evidenziatori, segna pagine per:

–       usare in maniera appropriata il diario, scrivere sempre e correttamente i compiti per casa e le date delle verifiche;

–       pianificare il tempo per le attività da svolgere a casa;

–       programmare i propri impegni  a breve e a lungo termine;

–       capire quali siano le priorità nello svolgimento di un compito;

–       trovare modi diversi di prendere appunti e allenare all’uso dei colori;

–       sottolineare correttamente un testo scritto per comprendere qual è il messaggio principale, quali sono le informazioni secondarie e quali quelle non indispensabili;

–       utilizzare le mappe concettuali.

L’alunno con ritardo mentale

E’una persona “ con un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media che è accompagnato da significative limitazioni nel funzionamento adattivo in almeno due delle seguenti aree delle capacità di prestazione: comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali/ interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute e sicurezza. L’esordio deve avvenire prima dei 18 anni” (DSM-IV-TR, 2000, p.55). Un bambino con ritardo mentale può presentare lievi deficit che gli consentono di sviluppare capacità sociali e comunicative adeguate, tanto da non distinguerlo facilmente dagli altri compagni. Se l’ambiente educativo è idoneo, un bambino con ritardo mentale riesce ad acquisire importanti abilità nell’ambito sociale e imparare a collaborare nel gruppo. Per ottenere risultati scolastici, i bisogni del bambino devono essere soddisfatti.

COSA SIGNIFICA?

Conoscere l’allievo e le sue problematiche,

Lavorare sulle abilità dell’alunno

SU COSA IMPATTA?

Valorizzazione e soddisfazione dei bisogni,

Relazione educativa,

Collaborazione tra gli insegnanti

A CHE COSA SI COLLEGA?

Relazioni,

Direttive semplificate.

L’alunno con disturbo di iperattività e di attenzione

“La caratteristica fondamentale del Disturbo da deficit di Attenzione/Iperattività è una persistente modalità di disattenzione e/o di iperattività- impulsività che è più frequente e più grave di quanto si osserva tipicamente in soggetti a un livello di sviluppo paragonabile” (DSM-IV-TR, 2000, p.101). In genere, l’alunno mostra incapacità a mantenere l’attenzione, irrequietezza, agitazione motoria, inabilità a rispettare le norme, disorganizzazione, problemi relazionali. Tutto questo è motivo di ansia per molti insegnanti che scambiano questi atteggiamenti con quelli che solitamente sono attribuiti a soggetti arroganti, maleducati, trasgressivi.

Assegnare un posto adatto in base al disturbo dell’allievo

Se il problema è la disattenzione è bene che l’alunno sia seduto vicino alla lavagna o alla cattedra per controllare il suo comportamento ed evitare distrazioni. Se il suo deficit iperattivo, invece, è predominante occorre non precudergli la possibilità di muoversi in classe.

Prevedere frequenti pause

Permettere all’alunno di usufruire di permessi straordinari per calmare la sua irrequietezza. Risultano efficaci le ricompense tipo: uscire per un tempo breve dalla classe dopo aver eseguito correttamente una consegna; valorizzare l’alunno chiedendogli di aiutare un compagno in difficoltà; assegnare un’importante incombenza all’interno della scuola se i patti sono rispettati.

Fare chiarezza rispetto alle regole e alle attività scolastiche

L’alunno ha bisogno di sapere sempre ciò che è permesso fare e ciò che non è consentito. Risultano d’aiuto gli indicatori visivi ed uditivi: timer orari, schede visive di attività, limitazioni spaziali di movimento, computer, fotocopie che sintetizzano le lezioni, block notes, cartelloni.

Essere chiari nelle consegne e nelle strategie didattiche proposte

presentare all’inizio della lezione una scheda con le attività in programma;

usare presentazioni visive piuttosto che orali;

usare il controllo prossimale;

insegnare a gestire il tempo aiutandosi anche con strumenti tecnologici, tipo l’agenda elettronica;

permettere all’alunno di muoversi nella classe senza disturbare;

offrire frequenti feedback;

prospettare le conseguenze di un’eventuale violazione di norme;

chiedere all’alunno di ripetere a voce alta le istruzioni impartite;

non dare informazioni tutti insieme, ma poche e chiare per volta;

supportare l’alunno sul piano relazionale: sostenerlo nei momenti in cui le sue esperienze scolastiche sono negative.

COSA SIGNIFICA?

Conoscere l’alunno e le sue problematiche

Usare strategie didattiche

SU COSA IMPATTA?

Gestione del tempo

Ambito relazionale

Diversificazione delle proposte didattiche

A COSA SI COLLEGA?

Regole e procedure

Controllo prossimale

Ambiente aula